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Muoio come un paese

Teatro delle Moline

A proposito di questo spettacolo

Magmatico, bruciante, torrentizio Muoio come un paese racconta la cronaca di un assedio in un anno in cui le donne non riescono a concepire bambini. I nemici premono ai confini e il paese si rinserra, si chiude all’altro e implode. I valori vengono rovesciati, le istituzioni corrotte, gli ideali sviliti. L’idea stessa di nazione è svenduta al primo offerente. È la nave dei folli della tradizione medievale, il mondo a testa in giù. In un clima di cosciente, multiforme schizofrenia, un carnevale tra l’orgiastico e la gita scolastica, il paese si dirige verso la dissoluzione. Appare sul finale un monologo femminile, un’accusa contro la corruzione, la crudeltà, la barbarie in cui si riconoscono i tratti della dittatura dei Colonnelli. Un urlo della donna-nazione che in una metamorfosi assume in sé i mali e la forma del paese, la sua geografia. Una consunzione che prelude forse a una nuova vita. Lo spazio sarà abitato da figure misteriose, antiche divinità che portano tracce di battaglie in corso. Le musiche punteggeranno l’incedere magmatico del testo, il suo fluire bruciante. Vorremmo che parlasse di noi, dei sogni perturbanti, delle cadute. Giù, fino alle corde della commozione.
Pubblicato come prosa nel 1978 a pochi anni dalla fine del regime Muoio come un paese sorprese per la sua durezza in un periodo di ritrovata, seppur fragile, democrazia. Più tardi è stato letto come un’anticipazione visionaria della crisi greca. Oggi sembra raccontare il sentimento d’assedio che attanaglia l’Europa, la paura delle migrazioni, il desiderio di sterili muri. Eppure non si tratta di un testo dichiaratamente politico. La sua dimensione è poetica, immersa in una condizione esistenziale dolorosa. A quarant’anni di distanza, come schegge di uno specchio infranto, l’opera di Dimitriadis riflette i nostri spaesamenti, l’ombra di nuove dittature e di nuove guerre. Ci ritroviamo ancora spaventati, dementi, incapaci di vedere la nostra immagine nell’altro.

Note

Consigli dalla Biblioteca Salaborsa:

  • Aléxandros Panagulis, Vi scrivo da un carcere in Grecia, Rizzoli, 1974
  • Vassilis Vassilikos, Diario di Z, Feltrinelli, 1972

Dati artistici

di Dimitris Dimitriadis 
traduzione Barbara Nativi e Dimitri Milopulos
interpretazione e regia Francesca Ballico
musiche dal vivo Antonia Gozzi
disegni Carlo Pastore
organizzazione Maurizio Sangirardi
produzione Associazione Ca' Rossa

Il progetto Dimitriadis è stato realizzato nel 2017 con il patrocinio di Consolato On. Grecia di Bologna, Regione Emilia-Romagna, Comune di Bologna, Centro la Soffitta dell’Università di Bologna

In residenza al "Cantiere Moline" dall'8 al 18 maggio 2018

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