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Tania Bruguera | School of Integration

lezione #6 Rom e Sinti

Altri spazi

A proposito di questo evento

6 marzo // ore 18 // DAMSLab
partecipazione gratuita

TANIA BRUGUERA
progetto speciale per Atlas of Transitions Biennale 

Nata dall’idea dell’artista e attivista cubana Tania Bruguera, School of Integration è una scuola temporanea modellata sulle scuole di integrazione di stampo tedesco rivolte ai migranti nuovi arrivati, ma ne ribalta la prospettiva: a condurre le 10 lezioni saranno infatti i membri di altrettante comunità straniere residenti a Bologna che insegneranno sapienze del corpo, competenze artigianali, poesie orali, pratiche simboliche, tradizioni culinarie, contaminazioni musicali, elementi della propria cultura che sono orgogliosi di condividere. Basato sull’idea di una partecipazione larga e meticcia, le lezioni sono aperte e rivolte a tutte le persone interessate.

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Lezione #6 Rom e Sinti
Immaginari e progetti intorno al concetto di abitazione

L’opinione comune imputa alle comunità rom e sinti la scelta di non vivere in una casa in muratura per ostinazione culturale, ma ancora oggi molte donne e uomini di quelle comunità sono costretti a ripararsi in baracche e campine nelle periferie delle città quando avrebbero certamente altri progetti e aspirazioni. L’affezione ai luoghi viene spesso negata dagli sgomberi e dagli allontanamenti forzati, ma le esperienze di costruzione di nuove dimensioni abitative non sono poche e affondano le proprie radici in scelte personali perseguite con capacità immaginativa e grande tenacia. Vincenzo Spinelli durante la sua lezione condividerà la propria esperienza di transizione abitativa nell’Area Metropolitana di Bologna soffermandosi su che cosa vuol dire –emotivamente e logisticamente – vivere con la propria famiglia in un campo, su quali dimensioni sentimentali, intellettuali e burocratiche entrano in gioco durante il passaggio e su quali sono gli aspetti critici dell’inserimento in un nuovo contesto residenziale.

“L’apparato di pregiudizi e di stereotipi diffusi nella percezione delle comunità rom e sinti da parte dei gadžé si fonda sulla presupposizione di una distanza culturale incolmabile che impedirebbe il dialogo e la reciproca conoscenza. Su questa distanza si basa l’atteggiamento confinatorio e assistenziale che troppe volte informa le azioni delle istituzioni pubbliche nell’affrontare la cosiddetta questione rom e sinti. La nostra esperienza ha generato materiali utili a dimostrare la pericolosità e l’infondatezza di quella deriva culturalista che presuppone una radicale alterità valoriale di rom e sinti, e che li vede – in virtù di tale alterità – vocati a una vita ai margini, al di fuori del mondo civile, non integrati per propria volontà e inevitabilmente destinati a una vita da nomadi. Ma soprattutto, pur consapevoli della specificità della nostra ricerca, l’enorme mole di materiale raccolto nel corso della pratica dialogica esercitata nelle comunità ci ha permesso di attraversare quella cappa di deumanizzazione che Valeriu Nicolae individua come causa principale – e successiva, circolare, conseguenza – dell’antiziganismo; ci ha consentito di sottrarci al circolo vizioso delle narrazioni tossiche, e arrivare finalmente agli atti e alle manifestazioni degli esseri umani. Un percorso che, pur rimanendo nel campo delle arti performative, guarda con estrema attenzione alle evoluzioni della cosiddetta antropologia liberata dove – per dirla con Turner – per liberata si intende affrancata dalla sistematica disumanizzazione dei soggetti di studio, considerati come portatori di una cultura impersonale, come cera da plasmare secondo i modelli culturali.”

Andrea Mochi Sismondi, Linguaggio teatrale, dispositivi narrativi e antiziganismo,
in Rivista ANUAC-Associazione Nazionale Antropologi Culturali, Vol. 6, N° 1, Giugno 2017: 187-208

Dati

progetto speciale per  Atlas of Transitions Biennale
lezione a cura di Ateliersi

Vincenzo Spinelli è figlio di padre rom abruzzese e madre sinti emiliana, all’interno di uno dei primi matrimoni misti celebrati in Italia. Dopo aver viaggiato a lungo con la propria famiglia di origine tra l’Italia e la Francia, torna in Emilia-Romagna per stabilirsi al campo di Via Allende a Casalecchio di Reno. Dopo un lungo percorso di approfondimento delle dinamiche interne al campo e di lotta per la sua chiusura, accompagna il processo di transizione che entro qualche mese dovrebbe portare al superamento dell’insediamento attraverso la costruzione di nuove dimensioni abitative per i suoi dimoranti. Consapevole delle criticità passate e presenti, affronta il cambiamento con spirito aperto e sguardo analitico.

Ateliersi 
Diretto da Fiorenza Menni e Andrea Mochi Sismondi, Ateliersi è un collettivo di produzione artistica riconosciuto per una scrittura scenica che trasfigura i dati del reale attraverso la loro ricomposizione poetica e musicale. La creazione di Ateliersi si compone di opere teatrali e interventi artistici in cui il gesto performativo entra in dialogo organico con la letteratura, la produzione musicale e le arti visive per favorire una comunicazione del pensiero capace di intercettare inquietudini e prospettive che coagulano senso intorno ai sovvertimenti che si manifestano nel mondo. Un approccio antropologico all’arte caratterizzato da un’attrazione per l’alterità, dalla predilezione per l’evoluzione culturale come oggetto di studio, dallo sviluppo della dimensione contestuale e dalla sperimentazione di pratiche interdisciplinari.