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Playground

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A proposito di questo spettacolo

presso l’impianto sportivo Achille Baratti (ex Sferisterio)

C’è Andrea: un ragazzo col pallone in mano.
C’è una bellissima foto di Luigi Ghirri che ritrae un piccolo campo da basket: le pareti di cemento grigio, una linea di mattoni arancioni in alto, due sottili pali azzurri e un pannello bianco avorio coi contorni neri. Come sempre nelle foto di Ghirri le geometrie sono malinconie; e le malinconie sono attraversate da fantasmi, da diapositive. C’è il suono del proiettore che scaccia avanti un negativo e ne proietta un altro: tac, tac; c’è il suono di una palla da basket che rimbalza e corre via, ai margini del campetto dei Giardini Margherita, a Bologna; ci sono un paio di labbra che schioccano, scandendo il ritmo di una partita invisibile, un uno-contro-uno tra sé e sé.
Andrea: un ragazzo che giocava e non gioca più, che danzava e non danza più, che ha cantato, amato, corso e spezzato. Un jukebox in pantaloni da basket; una nuvola di motivetti, ogni canzone la pagina di una Smemoranda. Andrea tira a canestro, a volte sbaglia a volte no.
“Ogni storia d’amore è una storia di fantasmi”: nel campo da basket Andrea sarà circondato da tutti i suoi sé stessi lasciati per la strada; giocherà per loro, danzerà per loro, canterà per loro. Lo sguardo sempre rivolto indietro, verso il furore dell’adolescenza; il busto saldamente orientato in avanti, in una corsa che non si ferma, fin sotto il canestro. Immagino che il balzo per mettere a segno l’ultimo punto duri un’eternità di secondi, come il salto con gli sci dell’intagliatore in quel vecchio film di Herzog; c’è un tempo tutto a nostra disposizione prima che i piedi di Andrea tocchino terra, prima che il pallone entri a canestro. Il tempo per riallacciarci a tutti i ricordi perduti, ai desideri lasciati morire. Due anni fa ho creato uno spettacolo, FIRST LOVE, in cui cercavo di fare i conti con una contraddizione irrisolta: ero stato uno sciatore di fondo e poi un coreografo, un bambino sperduto e poi un adulto affamato. Quando ho incontrato Andrea ho visto in lui la stessa frattura, e ho desiderato di riallineare le due sponde di una vita. PLAYGROUND è il ritratto che faccio ad Andrea. Forse riusciremo a intravederci tutti specchiati su quel vetro, in un angolo a destra della tela, a bordo campo.

Marco D’Agostin

prima assoluta 

Dati artistici

di Marco D’Agostin
con Andrea
produzione Emilia Romagna Teatro Fondazione e VAN
una produzione di Playground • Produzione Emilia Romagna Teatro

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