Stiamo caricando

Teatro in classe

Torna il percorso che accompagna i ragazzi delle Scuole Secondarie di Secondo Grado a teatro.
Dieci spettacoli della stagione di Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale per altrettante classi di diversi istituti: gli studenti e le studentesse avranno l’opportunità di trasformarsi per un giorno in “critici teatrali” restituendo ai lettori del nostro sito la loro
esperienza teatrale.
A guidare il loro sguardo sarà la redazione di Altre Velocità con un laboratorio di due incontri di due ore ciascuno: attraverso dialoghi, brevi racconti teorici ed esercizi, l’obiettivo è l’avvicinamento alle arti sceniche per comprenderne i linguaggi, i temi e le domande che pongono al giovane spettatore.
L’esperienza del laboratorio Teatro in classe culmina con il termine della stagione quando una giuria di esperti premierà le migliori recensioni scritte dai ragazzi, le quali saranno pubblicate sul sito dell’Arena del Sole.

Recensioni

La tempesta

a cura di Classe 2K gc, Istituto Aldini Valeriani, Bologna
(coordinamento prof. Giacomo Tinelli )

Recensione
La tempesta dell’immaginazione

Rumori di tempesta, voci tutto attorno allo spettatore. Si alza il sipario e c’è una figura sdraiata, che pare un cadavere e che invece si alza lentamente e inizia a compiere movimenti irruenti ma fluidi, come se si dimenasse impaurita sott’acqua. Un telo blu, sopra di lei, che rappresenta la superficie del mare, viene trapassato improvvisamente da luci: i fulmini della tempesta. Poi, per coinvolgere lo spettatore e trasportarlo nella seconda scena, un fumo denso cala sul palco, giocando con le luci a creare un effetto ottico che fa percepire la tridimensionalità dello spazio. Questo è l’esordio de La tempesta di Shakespeare messa in scena da Alessandro Serra.

La scenografia è in sé semplice, ma viene trasformata dall’immaginazione: una pedana diventa, anche grazie alle luci, l’isola sulla quale Prospero e la figlia Miranda aspettano, per vendicarsi o perdonare, gli usurpatori del ducato di Milano. Una sola asse di legno serve a comporre diverse scene dello spettacolo: viene usata come oggetto scenico nel dialogo tra Miranda e Ferdinando; oppure, in un’altra scena con Triculo, Caliban e Stefano, l’asse è posta in verticale e Caliban, ubriaco, vi si aggrappa.

Rispetto al testo di Shakespeare, la messa in scena di Serra concede importanza anche ai personaggi secondari, che qui hanno una grande presenza scenica. Come nel caso di Trinculo, Calliban e Stefano, che, con i loro gesti e la loro dizione (parlano in napoletano), creano un effetto di commedia che stupisce lo spettatore.

Nonostante alcuni brani, come quelli citati, dal tono comico, il grande tema di questo spettacolo è il contrasto tra la vendetta e il perdono, che alla fine vengono a coincidere. Prospero, infatti, riesce a perdonare suo fratello e tutti i “napoletani”, anche se solo dopo la minaccia della solitudine: Miranda si sposa con Ferdinando e Ariel sarà presto libero.

Accabadora

a cura di Classe 5N, Liceo Scientifico E. Fermi, Bologna
(coordinamento prof.ssa Cristina Girardi)

Accabadora: un legame oltre la morte
Accabadora
è il titolo del romanzo di Michela Murgia da cui è tratto questo spettacolo. La regia è di Veronica Cruciani e la drammaturgia di Carlotta Corradi. Unica attrice sul palco è una poliedrica Anna Della Rosa, superba nel dare forma ed espressione a una realtà remota dell’entroterra sardo con le sue superstizioni e tradizioni. La vediamo comparire sulla scena nei panni di Maria, figlia dell’anima che racconta le proprie esperienze sul letto di morte della madre adottiva, Bonaria Urrai. Racconta senza soluzione di continuità episodi recenti e lontani, della nuova vita a Torino, dell’adolescenza, dell’infanzia; incasella ricordi tristi e gioiosi, ma a poco a poco le immagini si offuscano e il racconto entra nelle pieghe della riflessione, si insinua nella sua coscienza e diventa percorso di scoperta e trasformazione.

Quando la maestra chiedeva a Maria di rappresentare la sua famiglia, la bambina non disegnava nè sua madre nè le sue sorelle; disegnava una enorme e generosa gonna nera e, dentro, se stessa e Tzia Bonaria, la donna che l’aveva accolta con amore e rispetto. Il nero che le avvolgeva era l’abito di Bonaria Urrai, nero come la notte, come il lutto. Con quell’abito Bonaria non mostrava il dolore, ma lo copriva. E non copriva solo il proprio dolore, copriva e soffocava anche il dolore degli altri. L’abito di Tzia Bonaria è infatti l’abito nero dell’“accabadora”, ovvero di colei che, nella lingua sarda, uccide i moribondi per porre fine alle loro pene.

L’evoluzione di Maria, sulla scena, è scandita da un progressivo cambio di abbigliamento, passando da linee giovanili e moderne all’eleganza tradizionale e luttuosa dell’accabadora. La drammaturgia definisce un crescendo, intensificato dall’alone di mistero che copre la figura di Bonaria, e definisce a poco a poco il rapporto materno tra le due donne. La narrazione non segue un ordine cronologico, ma lo spettatore ricompone per gradi la storia di madre e figlia. La scelta di trasporre il romanzo in un racconto in prima persona è senza dubbio vincente; aiuta a immedesimarsi meglio nella drammaticità della storia. La narrazione è supportata da un buon comparto sonoro, anche se a volte troppo didascalico con effetti artificiosi. All’inizio l’uso del microfono può provocare un effetto innaturale, ma ci si adatta facilmente. Una scelta rischiosa che riesce tuttavia a ripagare in termini emozionali è l’utilizzo di un brano teckno per accompagnare la Spannung. La scenografia è povera ma perfettamente funzionale. Interessanti inoltre gli effetti sullo sfondo, che creano tridimensionalità e maggiore empatia. I respiri pesanti e le pulsazioni delle immagini sullo schermo rendono ancora più viva e concreta la storia.

Anna Della Rosa si dimostra un’attrice politonica, capace di un’interpretazione enfatica che non rinuncia a realismo e delicatezza. Modula gli accenti con sicurezza, senza cadere nella caricatura: racconta l’esperienza a Torino con accento piemontese e quelle in terra natia in sardo; esprime le sfumature emotive distintamente, con cambi di intensità e di timbro. I movimenti sono ben studiati, forse troppo: risultano in una prima fase un po’ meccanici e si arricchiscono di movimenti più liberi nell’ultima evoluzione di Maria. Quando, alla fine, Della Rosa interpreta Bonaria, le movenze si riducono al minimo offrendo il ritratto di una figura statica e ieratica. Su questa figura si chiude lo spettacolo, su un’atmosfera che Anna Della Rosa avrà trasformato in spazio sacro.

Edoardo Dani
Andrei Gira
Francesco Rossi
Tommaso Tirapani
Anna Zappoli

 

 

Per Magia

a cura di Classe 4P, Liceo Scientifico E. Fermi, Bologna
(coordinamento prof.ssa Cristina Girardi)

Per Magia: tra autobiografia e metateatro
Lo spettacolo Per Magia, diretto da Elena Bucci e interpretato insieme ad Angela Malfitano, è in scena dal 24 al 29 gennaio presso l’Arena del Sole di Bologna. L’opera è un viaggio attraverso molteplici storie, anche autobiografiche, con cui le interpreti ripercorrono le tappe più importanti legate al loro avvicinamento al mondo del teatro. Già il titolo presenta l’espediente narrativo attraverso il quale si sviluppa la trama: le due autrici attraversano, come “per magia”, i loro ricordi. Ma l’autobiografia è presto superata.
Quando tutto ha inizio, due figure incappucciate compaiono in un antro buio, al riparo dalla pioggia. Poi qualcosa va in frantumi, si ode il brusio di una bolla di vetro sottile che scoppia. Dove siamo? Dove il tempo non esiste: dove non saremo raggiungibili, lontano dal rumore del mondo scalpitante e aggressivo. Siamo nel sicuro e potente teatro della memoria; lo scavo interiore può aver luogo. A condurre la ricerca della Malfitano, che indossa un abito da sera verde, è la più eccentrica Bucci, vestita con abiti cangianti di velluto viola e un cappello stravagante. Scandisce le scene una domanda ricorrente: “Dove mi trovo?”. In una foresta, in Romagna, in famiglia, in provincia, al liceo, e poi ancora nella grande città, in una scuola di recitazione, tra i grandi maestri, a teatro e finalmente sulla scena. Il teatro è, in questo spettacolo, punto di partenza e punto di arrivo. Il teatro è un luogo sicuro per scrutarsi dentro e recuperare anche ciò che sembra caduto nell’oblio. Quante immagini tornano a galla, quante voci si riaffastellano e ci ricadono addosso: rimproveri, giudizi, consigli, umiliazioni, incoraggiamenti, ferite e illuminazioni. Sono parole di altri, dette spesso senza volerlo, ma archiviate per sempre nella nostra memoria.
La scenografia è spoglia ma polifunzionale: due sedie, due bicchieri, un tavolino. Due sole attrici sulla scena: due donne. Recitano dialogando in un contrappunto di suoni, canzoni, luci, danze leggere, talvolta argute e ironiche. La drammaturgia gestuale è attentamente studiata per segnare ogni volta l’ingresso in un nuovo ricordo, quando gesti eccentrici, astratti, sembrano impossessarsi delle attrici o quando le vediamo come nuotare, sospese tra realtà e fantasia. Il ritmo della narrazione è scandito sapientemente anche dal linguaggio sonoro. La Romagna emerge spesso come sostrato linguistico e musicale, tra inflessioni e vere e proprie canzoni popolari come “Romagna mia”.
Tuttavia, non c’è solo l’autobiografia; lo spettacolo si apre in realtà alla riflessione civile. “Per magia” nasconde infatti anche una grande denuncia, potente quanto gentile e raffinata: ci apre gli occhi sul contemporaneo che ci travolge, sul significato dell’esser donne in una società sessista, che è tale a volte anche senza volerlo, sull’importanza salvifica del teatro, che abbatte le barriere sociali. Il teatro è la roccaforte del nostro tempo, è una delle poche esperienze che oggi consentono di disconnettersi dal mondo, per togliere la “vigliaccheria del vivere” (Leo De Berardinis). Leggendo Agostino abbiamo imparato a pensare la memoria come un grande teatro. Oggi, del teatro abbiamo assoluto bisogno perché la cripta della nostra soggettività si possa ancora esplorare. Se il teatro va in fumo, se le piattaforme digitali vincono su tutto ciò che non è riproducibile, finirà la magia. Senza volerlo…
Grazie a questo spettacolo, tuttavia, la magia resterà nel cuore, come dopo un buon rito di iniziazione.

Anna Babini, Filippo Bertozzi, Carlo Alberto Brunelli, Arturo Dalbagno, Irene Digiulio, Pietro Fabrizio,
Guo Yi Ma, Giulia Motterle, Nicolò Serraino, Sarah Tallerico, Sara Trambaiolo, Riccardo Vecchi, Sofia Villa