fbpx
Stiamo caricando

Arkadi Zaides | NECROPOLIS

performance + incontro in live streaming

Altri spazi

A proposito di questo spettacolo

7 dicembre // ore 21:00 // performance + incontro in live streaming sulla pagina Facebook di ERT Fondazione e sui canali Facebook e Youtube di Atlas of  Transitions – Italia

a seguire incontro con Arkadi Zaides, Francesca Mannocchi e Sandro Mezzadra
coordina Piersandra Di Matteo

Sono 40555 i migranti morti nel tentativo di raggiungere l’Europa dal 1993 al giugno 2020. Lo attesta una lista redatta da UNITED for Intercultural Action, network di centinaia di organizzazioni antirazziste europee che si avvale della collaborazione di attivisti, giornalisti, esperti e ricercatori. Nel visionarla, non si può ignorare come la stragrande maggioranza dei decessi siano accompagnati dalla dicitura latina “N.N.”, che sta per “Nomen Nescio” ossia “di cui non si conosce il nome”. Che riposino sul fondo del mare, sulle rive o nell’entroterra, corpi anonimi in decomposizione raccontano la tragedia umana in corso in Europa e lungo i suoi confini. Arkadi Zaides e il suo team si sono addentrati nella pratica dell’investigazione scientifica e forense, hanno ideato una metodologia d’indagine capace di coniugare approccio documentaristico e pratica coreografica per dare una risposta alla mancata identificazione delle vittime. Giornali, fonti orali, database ufficiali, archivi urbani, autorità cimiteriali e ospedali sono le fonti per ricostruire la storia dei defunti, localizzare le salme e riconsegnare ai corpi il nome proprio. Le storie delle vite spezzate riemergono e con esse un universo di miti, geografie, movimenti e anatomie raccolte in una Città dei Morti, un corpo dei corpi che Zaides vuole riportare in vita. Atto d’accusa e di compianto, Necropolis è un rito laico che invita lo spettatore a non volgere lo sguardo altrove.

La ricerca condotta a Bologna da Elisa Franceschini per il progetto
La ricerca condotta a Bologna per il progetto Necropolis di Arakdi Zaides ha avuto l’obiettivo di scoprire i nomi e le storie di alcuni migranti deceduti nel territorio urbano. È stato in seguito individuato il luogo fisico della loro sepoltura, che è stata poi geolocalizzata. Punto di partenza sono stati i dati riguardanti tre persone della lista United for Intercultural Action caratterizzata da un riferimento comune: Villa Salus. Da quest’informazione è partita la ricerca del nome di un bambino deceduto nel 2005 quando Villa Salus era destinata a struttura di accoglienza per famiglie Rom. Trovato il nome, è emerso che la sua salma era stata in seguito riportata in Romania dai genitori. 
Un lungo lavoro di archivio e di investigazione ha ruotato attorno a Mohamed Aloui, morto nell’ Hub di via Mattei nel 2006 e trasferito in seguito in Tunisia per volere del consolato del suo paese d’origine. Il terzo caso ha riguardato la vicenda di un ragazzo afgano morto nel 2018 sulla A14 all’altezza di Castel San Pietro, proveniente dalla Grecia, come attesta la richiesta per lo status di rifugiato. Nel database del Cimitero della Certosa di Bologna è riportata la presenza di un defunto straniero che corrisponde alle persone richiedenti asilo della lista, inumato nel Campo 1942. In questa sezione sono presenti diverse tombe di persone migranti. Da qui è stato possibile ricostruire la storia di Grzegorz Antoni Rokita, morto senza tutele contrattuali e di sicurezza sul posto di lavoro, a significare che spesso, una volta in Europa, le condizioni di vita e di lavoro continuano a esporre i soggetti migranti a pericoli, emarginazione, ghettizzazione. Necropolis illumina questo universo di morti senza lutto, connesse direttamente a difetti strutturali del sistema di gestione dei confini e dell’accoglienza.

EF.

L’appuntamento verrà trasmesso esclusivamente la sera del 7 dicembre 
In inglese sovratitolato in italiano

in collaborazione con Mediterranea Saving Humans      


Dati artistici

ideazione e regia Arkadi Zaides
drammaturgia, testo e voce Igor Dobricic
assistente di Ricerca Emma Gioia
performer Arkadi Zaides, Emma Gioia

scultura Moran Senderovich
modellazione 3D Mark Florquin
animazione Avatar Jean Hubert
luci Jan Mergaert
sound design Asli Kobaner
direttore Tecnico Etienne Exbrayat
produzione e Amministrazione Simge Gücük / Institut des Croisements
distribuzione Internazionale Key Performance
coproduzione Théâtre de la Ville (FR), Montpellier Danse 40 Bis (FR), Charleroi Danse (BE),
CCN2 Centre chorégraphique national de Grenoble (FR), les Ballets C de la B (BE), Tanz im
August / HAU Hebbel am Ufer (DE), La Filature – Scène nationale de Mulhouse (FR)
Residenza CCN – Ballet de Lorraine (FR), STUK (BE), PACT Zollverein (DE), WP Zimmer
(BE), Workspacebrussels (BE), Cie THOR (BE)
supporto alla Sperimentazione RAMDAM, un centre d’art (FR)
localizzazione funeraria Aktina Stathaki, Amber Maes, Ans Van Gasse, Arkadi Zaides,
Benjamin Pohlig, Bianca Frasso, Carolina-Maria Van Thillo, Doreen Kutzke, Elvura Quesada,
Emma Gioia, Frédéric Pouillaude, Gabriel Smeets, Giorgia Mirto, Gosia Juszczak, Igor Dobricic,
Joris Van Imschoot, Julia Asperska, Juliane Beck, Katia Gandolfi, Luca Lotano, Maite Zabalza,
Maria Sierra Carretero, Mercedes Roldan, Michela Sartini, Myriam Van Imschoot, Myrto Katsiki,
Pepa Torres Perez, Sarah Leo, Simge Gücük, Sunniva Vikør Egenes, Yannick Bosc, Yari Stilo.

Le ricerche per localizzare le sepolture segnalate a Bologna dalla lista UNITED for Intercultural Action sono condotte da Elisa Franceschini.

 

Arkadi Zaides
coreografo e visual artist di origine bielorussa, attualmente residente in Francia. Durante la sua permanenza in Israele ha lavorato come danzatore e coreografo per la Batsheva Dance Company e Yasmeen Godder Dance Group, prima di intraprendere una carriera da artista indipendente. Dopo la Laurea magistrale (DAS Choreography) alla AHK Academy of Theater and Dance di Amsterdam, la sua riflessione si è focalizzata sullo studio del movimento determinato da contesti e pressioni politiche e sociali, facendo emergere un contenuto coreografico in grado di spingere lo spettatore oltre la propria comfort zone. A Gerusalemme ha curato insieme al coreografo Anat Danieli, New Dance Project (2010-2011), progetto di promozione e produzione per giovani coreografi. Tra il 2012-2015 ha ideato e dato vita a Moves Without Borders, piattaforma di formazione, scambio e presentazione delle forme più avanzate dei linguaggi coreutici internazionali in varie località di Israele. Tra il 2015-2018 ha sviluppato Violence of Inscriptions al HAU – Hebbel am Ufer di Berlino, in collaborazione con la dramaturg e ricercatrice tedesca Sandra Noeth. Il progetto ha riunito artisti, pensatori e attivisti con l’intento di analizzare il ruolo del corpo nel produrre, mantenere, legittimare ed estetizzare la violenza strutturale. Tra i numerosi riconoscimenti ricevuti, ricordiamo il Premio Emile Zola, per l’interesse dimostrato
in Archive (2013) verso la violazione dei Diritti Umani e il Premio Kurt Ross per Solo Colores (2010). Le sue installazioni e performance sono state presentate nei maggiori festival di teatro e danza, musei e gallerie tra Europa, Stati Uniti, Sud America e Asia.
http://arkadizaides.com/new-work