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Chi ha paura di Virginia Woolf?

Teatro Arena del Sole
Sala Leo de Berardinis

A proposito di questo spettacolo

Una canzoncina rievocata e disseminata dalla protagonista per tutto il testo.
“Who’s Afraid of the big bad Wolf?” 
Una melodia molto spesso cantata dai bambini, e non solo, che riprende con ironia la paura del lupo cattivo, la paura di non adempiere alle regole imposte ed essere puniti per questo. 

Il regista Antonio Latella ci accompagna nuovamente in America, dopo La valle dell’Eden di Steinbeck questa volta l’immaginario è quello di Edward Albee e del suo testo Chi ha paura di Virginia Woolf?

Si addentra nel linguaggio del drammaturgo americano e nelle parole rivoluzionarie, ripetitive, surreali, lontane da ogni sentimentalismo, armi a doppio taglio che “attaccano e riducono a brandelli l’involucro in cui ciascuno di noi nasconde la propria personalità e le proprie debolezze tocca le persone distruggendo”. 
E mentre si avvicina ad Albee ritrova anche alcune risonanze con Virginia Wolf, una vera visionaria.

Antonio Latella ha scelto un cast non scontato per questo nuovo lavoro in cui tutto si consuma e accade seguendo una partitura ritmica, che puntigliosamente aderisce minuziosamente alla punteggiatura del testo.


Note:
“Non posso non partire dal titolo per affrontare questo testo che ancora una volta mi riporta all’America e alla drammaturgia americana. Molti critici hanno detto che questo titolo è solo un gioco ironico, un rimando intellettualistico alle paure di vivere una vita priva di delusioni.
Una canzoncina […] che riprende la melodia per bambini, e non solo, “Who’s Afraid of the big bad Wolf?” ovvero: “Chi ha paura del lupo cattivo?”. 
Eppure, non posso credere che questa scelta, in un autore attento come Edward Albee, sia solo un vezzo intellettualistico, dal momento che per sostituire la parola “lupo” scomoda una delle figure intellettuali più importanti del novecento, Virginia Woolf.
Perché lo fa? […] Virginia Woolf è un’autrice che crea un nuovo modo di narrare, un nuovo linguaggio una combattente instancabile per l’emancipazione femminile. Una donna che insegnò alle donne ad uccidere le loro madri, come per gli uomini Edipo ci insegnò ad uccidere i nostri padri, o meglio un’idea di padre, come la Woolf uccise un’idea di madre, quella che vedeva nella donna “l’angelo del focolare”.
Credo che tanto di tutto questo si trovi nel testo, la Woolf è presente nei due protagonisti che fanno da specchio alla giovane coppia scelta come sacrificio di questo violentissimo e disperato amore, questo: “jeu de massacre”.
La Woolf è presente anche in una idea di narrazione che riguarda lo stesso Albee: “Ogni volta che entra la morte, bisogna inventare, mentire, ricostruire. La morte la puoi vincere solo con l’invenzione”.
Ed è proprio quello che fa fare Albee ai suoi protagonisti, prende spunto da questa frase della Woolf e porta questa coppia, ormai morente, a inventare per ricrearsi, per restare in vita, a scegliere di inventare un figlio mai esistito, ed è spiazzante che lo faccia proprio lui che fu adottato. Bisogna scegliere di spiazzare la morte, di vincere la depressione, la paura, forse anche di anticiparla proprio come fece la grande Virginia Woolf.”

Antonio Latella

durata: 3 ore e 15 minuti

Acquista a partire da 8,50

Dati artistici

di Edward Albee
traduzione Monica Capuani
regia Antonio Latella
con Sonia Bergamasco, Vinicio Marchioni, Ludovico Fededegni, Paola Giannini
drammaturga Linda Dalisi
scene Annelisa Zaccheria
costumi Graziella Pepe
musiche e suono Franco Visioli
luci Simone De Angelis
assistente al progetto artistico Brunella Giolivo
assistente volontaria alla regia Giulia Odetto
produzione Teatro Stabile dell'Umbria
con il contributo speciale della Fondazione Brunello e Federica Cucinelli
si ringrazia il Comune di Spoleto

foto di Brunella Giolivo

Acquista a partire da 8,50

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