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Padri e figli

Teatro Arena del Sole
Sala Leo de Berardinis

A proposito di questo spettacolo

Il regista e attore Fausto Russo Alesi si confronta con Padri e figli, il romanzo di Ivan Turgenev: 13 attori, un musicista e un consulente di letteratura russa come il professore Fausto Malcovati per uno spettacolo corale.

Materialista, antitradizionalista e sempre contro: un nichilista. Così si definisce lo studente di medicina Bazarov, il ruvido e complesso protagonista del romanzo.

In Padri e figli Turgenev fotografa il conflitto generazionale che domina la Russia conservatrice e patriarcale degli anni Sessanta dell’Ottocento. Ai padri, legati a un mondo aristocratico e privilegiato, si contrappongono i figli, più democratici e impegnati a costruire il loro mondo che nega e rifiuta i principi e i valori del passato e della tradizione, iniziando a costruire un mondo “senza”: senza illusioni, senza autorità, senza falsi idoli.

Ma sono davvero tutti falsi gli ideali e i valori contro cui si scagliano i figli?
E quale cambiamento rivendicano con forza?

Affidato alla forza, alla vitalità e al talento di tredici attori e alla partitura musicale di Giovanni Vitaletti portare in scena oggi questo romanzo, significa interrogarsi ancora sull’ “uomo” e sulla crisi di un’epoca, sulla libertà e sull’eterno e difficile confronto tra le generazioni, tra le classi sociali e con il potere.

Accanto alla consulenza e con la presenza in scena del professor Fausto Malcovati, il regista e attore Fausto Russo Alesi si confronta con uno dei romanzi più importanti di sempre.


Note:

“Padri e figli è innanzi tutto un progetto frutto di collaborazione, condivisione e investimento su studio e formazione, sviluppatosi con modalità e tempistiche più libere e fuori dai percorsi ordinari. Proprio per questo gli auguro lunga vita e ringrazio di cuore tutte le persone che ci hanno creduto e i teatri che lo hanno prodotto, abbracciato e sostenuto. Dopo l’ultima tappa di allestimento ad aprile scorso, ancora in piena pandemia, il nostro viaggio continua in attesa ormai incontenibile di incontrare il pubblico. Più siamo andati avanti nel lavoro, più il tempo è passato, più siamo rimasti ad aspettare, più il presente complesso e incerto che ci troviamo a vivere ci avvicina a Turgenev e ci fa sentire il calore delle sue parole, teatranti disorientati che provano a costruire quel palcoscenico negato, alla ricerca di uno spazio e di un tempo vivo e intenso, protagonisti di una visione libera che non ci faccia morire.

Da molto tempo amo questo straordinario romanzo di Ivan Turgenev in cui scorre la ricchezza e l’orrore della vita. Il Centro Teatrale Santacristina, diretto da Roberta Carlotto, mi è sembrato il luogo adatto per conoscerlo meglio, per verificarne le sue potenzialità e i suoi parametri vitali: infatti è lì che il lavoro ha avuto la sua genesi, in un contesto di formazione appunto. In quel luogo meraviglioso che mi lega alla figura straordinaria di Luca Ronconi, che lo ha creato, mi sono voluto porre la domanda: “quale è l’eredità dei padri e quale è il futuro dei figli?”.

Questa domanda portante, a mio avviso, del romanzo di Turgenev, è ciò che mi guida in questo lungo viaggio.
Le fondamenta su cui abbiamo appoggiato il nostro lavoro partono da un adattamento del romanzo reso possibile dall’autorevole presenza nel lavoro di drammaturgia e di traduzione del Professor Fausto Malcovati. Ho voluto da un lato assecondare il carattere del romanzo e quindi non negare le sue dilatazioni e il suo lento sviluppo, dall’altro cercare la teatralità e la possibile sintesi di un capolavoro magistralmente scritto, ma che nasce per essere letto. Da qui l’idea di provare ad indagare i possibili punti di vista da cui guardare il testo: da lettori di oggi che si mettono in rapporto con questa storia e con le sue tematiche, da personaggi che utilizzano la narrazione per raccontarsi attraverso il loro punto di vista, da una possibile figura di autore che si confronta con le sue creature, mettendole in relazione e attraversandole tutte per cercare di capire dove collocarsi nel mondo.

Mantenere? Demolire? Costruire? O trasformare il passato di cui siamo figli, provando a leggere il presente e cercando un futuro che non si vede ancora? E’ commovente con quanta poesia e struggente leggerezza Turgenev riesca a parlarci.

“L’importante è sapere chi sei e verso dove vuoi andare”: questo ci dice Turgenev. E io credo proprio che sia vero, anche se tutto questo è inutile senza ricostruzione sociale, senza democrazia, senza cultura, senza un ascolto profondo e rispettoso per l’amore e per la vita.
Bazarov ha, da un lato, la forza e il talento di un visionario capace di demolire un ordine costituito e un passato obsoleto, è in grado di prendere le distanze da un presente mostruoso e corrotto e potrebbe con i suoi occhi tracciare un ponte con il futuro per dare risposte alle nuove generazioni; ma dall’altro ha anche in potenza la violenta degenerazione della sua coerenza. Bazarov innesca una miccia che ci interroga tutti e mi sembra di cogliere nel suo esaurimento finale, un grande gesto di accettazione del limite umano e la consapevolezza dell’orrore che può scaturire dalla sorda convivenza tra gli uomini.
Affidato alla forza, alla vitalità e al talento di tredici attori, portare in scena oggi questo romanzo, significa interrogarsi ancora sull’ “uomo” e sulla crisi di un’epoca, sulla libertà e sull’eterno e difficile confronto tra le generazioni, tra le classi sociali e con il potere. I duelli, le barriere e gli scontri ideologici che Turgenev ci racconta, sembrano far risuonare tutti i fallimenti storici e le contraddizioni umane, quelle domande universali necessarie alle sfide del nostro tempo. “

Fausto Russo Alesi

Note

Dati artistici

di Ivan Turgenev
traduzione e adattamento Fausto Malcovati e Fausto Russo Alesi
regia Fausto Russo Alesi
con Daria Pascal Attolini, Marial Bajma Riva, Giulia Bartolini, Alfredo Calicchio, Luca Carbone, Matteo Cecchi, Eletta Del Castillo, Cosimo Frascella, Stefano Guerrieri, Marta Mungo, Marina Occhionero, Luca Tanganelli, Zoe Zolferino
e con Fausto Malcovati
pianoforte Giovanni Vitaletti, Esmeralda Sella

composizione musiche originali Giovanni Vitaletti
progetto scenografico Marco Rossi
costumi Gianluca Sbicca
luci Max Mugnai
assistente alla regia Davide Gasparro
assistente alla scenografia Francesca Sgariboldi
assistente ai costumi e sarta di scena Rossana Gea Cavallo
training fisico sull’attore Diana Manea
direttore tecnico Massimo Gianaroli
direttore di scena Lorenzo Martinelli
capo elettricista Giuseppe Tomasi
fonico Alberto Tranchida
attrezzista Eugenia Carro
sarta realizzatrice Eleonora Terzi
scene costruite nel Laboratorio di Emilia Romagna Teatro Fondazione
responsabile del Laboratorio e capo costruttore Gioacchino Gramolini
costruttori Sergio Puzzo, Marco Fieni, Tiziano Barone
scenografe decoratrici Ludovica Sitti con Sarah Menichini, Benedetta Monetti, Rebecca Zavattoni
produzione ERT / Teatro Nazionale, Teatro di Napoli-Teatro Nazionale
in collaborazione con Teatro Verdi Pordenone

Si ringrazia il Centro Teatrale Santacristina
Si ringraziano inoltre l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico e il bando SIAE- S’Illumina

foto di Serena Pea
documentazione audio-video Francesca Cappi

una produzione di Padri e figli • Produzione Emilia Romagna Teatro

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