I pianti e i lamenti dei pesci fossili
Teatro delle Moline
A proposito di questo spettacolo
Annamaria Ajmone e Veza Maria Fernandez danno vita a una performance che unisce danza e voce al confine tra organico e inorganico, vita e non-vita. Al centro c’è il fossile: non un resto immobile, ma una traccia viva del tempo, una materia che conserva forme, passaggi, trasformazioni.
In scena, i corpi delle due performer cercano un contatto con tempi lontanissimi, quasi impossibili da misurare. Nel contesto della Sesta Estinzione, il fossile diventa una figura fragile e potente: porta con sé la memoria della vita e insieme il suo continuo disfarsi, la materia che cambia stato, la fine che genera altre forme. Ajmone, danzatrice e coreografa tra le presenze più sensibili della scena contemporanea, lavora qui con due elementi essenziali: la pelle – membrana che mette in relazione interno ed esterno – e l’aria, attraversata dalle voci fino a diventare uno spazio sonoro prima ancora che un luogo. Movimento e canto si depositano a strati. Ne nasce una partitura fisica e vocale rarefatta.
Repliche
Dati artistici
vestiti Fabio Quaranta
disegno luci Elena Vastano
consulenza set sonoro Attila Faravelli
progetto web Giulia Polenta
organizzazione Francesca d’Apolito
produzione Associazione L’Altra
in coproduzione con Triennale Milano Teatro, Fondazione del Teatro Grande di Brescia, Festival Aperto/Fondazione i Teatri Reggio Emilia, Centro Nazionale di Produzione della Danza Virgilio Sieni, Snaporazverein; Short Theatre
artista associata Triennale Teatro Milano 2021-2024.
in collaborazione con Dialoghi – Residenze delle arti performative a Villa Manin 2022 – 2024, nell’ambito del progetto residenze coreografiche Lavanderia a Vapore, con il sostegno di Primavera dei Teatri
compagnia finanziata da MiC – Ministero della Cultura
nell’ambito di Infìnita – paesaggi della danza
foto di Lorenza Daverio